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Lo Chef Massimo Bottura scrive al governo: “I ristoranti stanno morendo, non perdiamo la nostra identità”

Una lettera aperta con cinque idee per salvare la ristorazione in Italia

News di Tommaso Stio — 4 settimane fa

massimo bottura

In seguito all’ultimo decreto firmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri lo scorso 24 ottobre, a tutte le attività di ristorazione presenti sul territorio nazionale è stato imposto un nuovo orario d’apertura che va dalle 5:00 fino alle 18:00. Le reazioni di imprenditori e lavoratori non si sono fatte attendere e molti sono scesi in piazza per protestare contro queste nuove misure.

Contro questa misura che colpisce duramente il mondo della ristorazione italiana, già provato dai mesi piuttosto complessi di quarantena, si sono alzate anche alcune tra le voci più autorevoli del panorama culinario italiano; in particolare, lo Chef tre stelle Michelin Massimo Bottura (Osteria Francescana, Modena) ha scritto una lettera aperta indirizzata al governo, con cinque misure che lui reputa di assoluta importanza per salvare il mondo della ristorazione nel nostro Paese.

In particolare, lo Chef modenese chiede al governo di ripristinare la chiusura serale almeno fino alle ore 23, così da permettere a pizzerie e ristoranti di effettuare servizio al tavolo e non soltanto asporto, di procedere alla decontribuzione per il 2021 e di abbassare l’aliquota IVA al 4% per aiutare le imprese a ripartire con l’anno che verrà. Infine, fino a quando il turismo europeo non ripartirà a pieno regime, con in numeri che il nostro paese è abituato a macinare e gestire, chiede di preservare la cassa integrazione per i dipendenti.

Di seguito, la lettera completa:

“Io mi domando: Ma noi chi siamo? Io credo che oggi un ristorante, in Italia, valga una bottega rinascimentale: facciamo cultura, siamo ambasciatori dell’agricoltura, siamo il motore del turismo gastronomico, facciamo formazione, ed ora abbiamo dato inizio ad una rivoluzione culinaria “umanistica” che coinvolge il sociale.

L’ospitalità e la ristorazione, l’arte e l’architettura, il design e la luce sono gli assi portanti della nostra identità. Negli ultimi cinque anni a Modena, grazie ad un micro ristorante come l’Osteria Francescana, sono nati oltre 80 b&b. È nato il turismo gastronomico dove migliaia di famiglie, coppie, amici, passano due o tre giorni, in giro per l’Emilia, a scoprire e celebrare i territori e i loro eroi: contadini, casari, artigiani, e pescatori. Focalizzandoci sulla ristorazione in pochi oggi hanno liquidità, anzi, oggi più che mai ci sentiamo soli.

Abbiamo chiuso a marzo e ci avete chiesto di riaprire dopo tre mesi rispettando le regole. L’abbiamo fatto.
In tantissimi si sono indebitati per mettersi in regola: mascherine, gel, scanner di temperatura, saturimetri, sanificazione dell’aria, test per tutto lo staff, ingressi alternati, tavoli distanziati.

Per uscire da questa crisi senza precedenti, abbiamo bisogno di speranza e fiducia. La speranza è quella che ci mantiene in una condizione attiva e propositiva. La fiducia è credere nelle potenzialità personali e degli altri.
La forza principale che ci ha sempre sostenuto è il sogno, non il guadagno. Oggi, senza liquidità, perché in tanti continuano a sognare con l’incasso giornaliero, molti non ce la faranno e il paese perderà una delle colonne portanti della sua identità.

La mancanza di contante porta prima di tutto al mancato pagamento degli stipendi, poi dei fornitori, le rate dei mutui e infine gli affitti. Serve un segnale che ci riporti fiducia.
Ora si rischia la depressione.
Ora abbiamo bisogno di coraggio e di stimoli.
Per trovare la voglia di continuare e non sentirci soli.

In concreto abbiamo bisogno:
1) Della chiusura serale almeno alle 23.00
2) Di liquidità in parametro ai fatturati.
3) Della cassa integrazione almeno fino alla stabilizzazione del turismo europeo.
4) Della decontribuzione 2021 visto che per il 2020 abbiamo già adempito in pieno.
5) Dell’abbassamento dell’aliquota iva al 4% per il prossimo anno.

La politica è fatta di coraggio e di sogni.
È simile alla poesia.
È fatta di immaginazione e di futuro.
La politica deve rendere visibile l’invisibile”.

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