Di Errico Porzio, la cliente scroccona e il ruolo degli influencer

Partiamo dalla notizia per parlare in maniera generale dei Content Creator

Rubrica di Antonio Fucito — 7 mesi fa

Apparecchiatura (Al Solito Porzio, Roma)

La notizia citata nel titolo è oramai di dominio pubblico, nonché ripresa in ogni dove: l’influencer Barbara Gambatesa è andata a cena dalla pizzeria Porzio sul lungomare con alcuni amici; un pizzaiolo l’ha riconosciuta, le ha creato una pizza speciale e le ha chiesto alcune foto. La Gambatesa ha cominciato a pubblicare storie tramite il suo account Instagram abbastanza seguito, per poi cancellarle quando le è stato presentato il conto, perché pensava si fosse instaurata una collaborazione di mutuo scambio merce. Dal valore di ben 20-30 euro, aggiungo io.

Successivamente la Gambatesa ha mandato un messaggio privato ad Errico Porzio, spiegando che siccome lei di lavoro fa l’influencer e sponsorizza positivamente (!, ci ritorneremo più avanti) le attività solo in cambio di compenso o merce, pensava si fosse instaurata una collaborazione tacita tra le parti e quando questo non è successo, ha cancellato quanto condiviso.

Errico Porzio, non presente quella sera, all’oscuro di tutto e senza alcun accordo pregresso ha raccontato quanto successo online senza citare la diretta interessata, ma inevitabilmente nomi, cognomi e mestieri sono venuti fuori dopo che la stessa Gambatesa è stata intervistata da Fanpage e ha deciso di fare una diretta motivando le sue ragioni che, a parere di chi vi scrive, hanno ulteriormente aggravato il suo pensiero.

Dando per buono quanto successo e analizzando quello che è di dominio pubblico, ho parlato di Errico Porzio in versione influencer tra i primi poco dopo la sua esplosione su TikTok, e avendo seguito questo suo percorso con interesse didattico, da appassionato dell’argomento e scrittore anche sul mondo pizza, ho sempre ravvisato il suo costante contatto con la realtà e con la parte imprenditoriale, al di là del ruolo che si è creato e che giustamente ha abbracciato.

Errico Porzio intervista

Torniamo al comportamento di Barbara Gambatesa per parlare in maniera più generale di questo argomento.
Il ruolo di influencer spesso e volentieri viene utilizzato in maniera fin troppo ampia, anche quando viene a mancare quella caratteristica di influenzare le persone su un determinato argomento. Ad esempio il lavoro di Barbara Gambatesa è più orientato verso il personal branding, in quanto i post su Instagram e TikTok sono dedicati alla propria immagine più che ad un argomento, senza dimenticare la presenza di un suo account OnlyFans mediante il quale interagisce e guadagna direttamente grazie ai suoi estimatori.
I brand possono investire per sfruttare la fanbase comunque interessante dei primi due social sopracitati, ma permane il “problema” di una conversione poco efficace rispetto ad esempio ad un influencer di cibo, di tecnologia o di argomenti più inquadrabili in categorie. Ovviamente una strada si può trovare sempre, penso ad esempio ai brand di moda oppure di accessori.

L’altro aspetto da evidenziare proviene da un passaggio nel messaggio privato che la Gambatesa ha mandato ad Errico Porzio, quello di recensire POSITIVAMENTE un’attività in cambio di compenso o scambio merce. Una roba da far rabbrividire tutti i professionisti che hanno una coscienza morale, giornalisti, critici e quelle aziende che ben sanno che le recensioni “fake” potrebbero essere un boomerang e quindi investono solo in visibilità, l’unica cosa che dovrebbe essere garantita da questo tipo di collaborazioni.

Da qui si apre un varco sull’argomento influencer, personal branding e content creator, che possono essere a tutti gli effetti lavori, hanno al loro interno diversi casi virtuosi e fanno parte delle “nuove generazioni” professionali, in barba a quelle persone antiquate che fanno fatica ad accettare il cambiamento o comunque l’espansione.

Il problema, semmai, è che tanti influencer giovani o “improvvisati” per motivi di poca esperienza, fanno fatica ad avere un minimo di deontologia professionale o quantomeno morale, non conoscendo le dinamiche legate a critica, pubblicità corretta e dichiarata e così via.
Quando poi la botta di adrenalina derivata dall’improvvisa notorietà prende il sopravvento, ecco che si perde un po’ il contatto con la realtà, ci si pone in una posizione di arroganza verso i potenziali clienti e lettori, si abbandonano del tutto i contenuti genuini e disinteressati da affiancare a quelli a pagamento, per non parlare di alcuni agenzie che quasi governano la vita privata degli influencer.

Insomma, un marasma all’interno del quale ad oggi solo poche persone e account riescono a fare un lavoro strutturato, genuino e in grado di influenzare davvero il prossimo in maniera interessante, garantendosi un guadagno e affacciandosi in un mondo del lavoro sempre più variegato, competitivo e frammentato.

Un Content Creator improvvisato, qualche anno fa durante una diretta da Tokyo con 1000 persone online a seguire

È un dato di fatto, altresì, che per questa categoria di lavoratori ci sia ancora tanto da strutturare a differenza di altre che magari hanno percorsi e studi più codificati. Il bello è il brutto delle nuove professioni, che ho potuto saggiare fin dagli albori scrivendo online per testate giornalistiche e non dal 1998 e creando contenuti video e scritti anche in chiave “influencer” ben prima della nascita di Twitch e quando YouTube era stato appena lanciato.

Il bello e il brutto di un mercato del lavoro sempre più in grado di far “bruciare le tappe” alle nuove generazioni; la speranza è che ci sia sempre voglia di studiare, strutturarsi e confrontarsi per fare meglio, senza demonizzare tutto questo da parte di chi ha raggiunto il mondo del lavoro con altri percorsi.

Per tornare alla notizia originale e fare una chiusura più leggera: la Gambatesa è semplicemente iut’ nfreva, ha rosicato, Errico Porzio ha acquisito ulteriore visibilità, il ruolo degli influencer / content creator è assolutamente dignitoso e accettabile quando impostato nella maniera corretta e più trasparente possibile.

Andiamo avanti, non c’è più niente da commentare.

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